29
AGO
2016

Flavia Marziano, direttore del Master è Assessore alla Roma Semplice

Flavia-Marzano

Sono Flavia Marzano, assessora a Roma semplice, informatica e cittadina d’Europa.

Negli ultimi 10 anni ho insegnato in diverse università, ultima la Link Campus University: tecnologie per la Pubblica Amministrazione, fondamentalmente applicare quello che ho imparato negli anni della mia consulenza per la Pubblica Amministrazione anche alla docenza.

26 anni di formazione appunto, di consulenza nella Pubblica Amministrazione, con cui ho provato a mettere le mie competenze al servizio della Pubblica Amministrazione locale e nazionale.

5 anni fa (insieme ad un gruppo di amici, insieme ad altre associazioni), ho fondato l’Associazione Stati Generali dell’Innovazione. Abbiamo portato avanti battaglie lunghe, con quattro passi avanti e tre indietro. Non è andata sempre liscissima, ma abbiamo portato un po’ di innovazione.

Il ‘freedom of information act’ (FOIA) ormai è diventato un nome internazionalmente riconosciuto, quindi la possibilità di ogni cittadino di chiedere non solo dati ma anche informazioni è diventato norma, norma obbligatoria, anche grazie al nostro lavoro. A latere di questo, ho fondato un gruppo di quasi 500 donne che si chiama Wister, è un acronimo, sono malata di acronimite: significa Women for Intelligent and Smart Territories, quindi donne per territori smart, per smart cities.

Di smart cities si parla da tempo, se ne parla tanto: sono città. Le città possono essere smart perché usano tanto bene le tecnologie ma non sono poi tanto smart se in realtà non sono smart i cittadini, non sono smart i politici che lavorano con i cittadini. Quindi l’importanza di quello che vorrei fare in questo contesto è supportare i cittadini che già sono smart, già sono tecnologici, ad avere servizi in più, servizi migliori da questa Amministrazione; i cittadini che non sono abbastanza smart o non lo sono per niente perché purtroppo nel nostro paese c’è più di un terzo di di abitanti che non è mai andato in internet (e hanno diritto tanto quanto l’altro 70% dei cittadini), supportare loro a essere un pochino più innovativi o quanto meno di poter fruire delle tecnologie perché sono uno strumento: uno strumento che può essere utile anche per loro per vivere meglio, per avere una Roma più Semplice, anche utilizzando le tecnologie.

Ovviamente non solo, le tecnologie sono uno strumento non sono un obiettivo, non sono un fine: possono essere a volte lo strumento giusto, possono essere a volte invece bypassate da cose più semplici: risparmiamo l’uso delle tecnologie se non è essenziale. Laddove sono utili, laddove sono importanti, le dobbiamo portare, abbiamo il dovere di portarle, la voglia di portarle, di supportare chi non è competente a sufficienza per farlo, di aiutarlo a farlo. Magari con i ragazzi, con i giovani che invece purtroppo non trovano lavoro a sufficienza. Quindi vedere anche se e come, con i giovani che sono si dice nativi digitali, magari cui manca la consapevolezza di cosa c’è dentro digitale ma sono di grande capacità, di utilizzo del digitale, quindi usare loro utilizzandoli per supportare le persone un po’ meno digitali, ad utilizzare, fruire, i servizi che la pubblica amministrazione deve poter dare loro. Cose che dobbiamo fare? Prima di tutto partire dalla fotografia dell’esistente: capire che cosa c’è, perchè se qualcosa di buono è stato fatto va utilizzato, se qualcosa manca va fatto. Capire che cosa c’è per garantire a me stessa prima, ma i cittadini poi, di vedere nel tempo che cosa faremo. Faremo poco, faremo tanto? Si vede a partire dalla fotografia del presente.

Parole chiave: trasparenza, partecipazione, collaborazione, ascolto. Ascolto di quello che la cittadinanza ci può dire. Tutti gli stakeholders, tutti gli attori del territorio, ci possono aiutare a fare meglio. Quindi partecipazione, fiducia reciproca perché riusciremo a innovare insieme.

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